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 Il Sé è il fulcro e la condizione necessaria della coscienza, perché se in una mente manca il Sé quella mente non può essere cosciente. I contenuti pertinenti al Sé possono giustapporsi ad altri eventi mentali e accompagnarli: in tal caso secondo questi autori detti eventi mentali diventano coscienti. Dunque, la coscienza rimanda al Sé, ma il Sé rimanda alla coscienza? I pareri sono discordi. Però per altri autori bisogna distinguere:  si può essere consapevoli del mondo e delle cose che conosciamo, di quelle che percepiamo attualmente e di quelle che ricordiamo e che sono immagazzinate nella memoria a lungo temine (coscienza noetica) e si può essere consapevoli di sé, ovvero della prospettiva in prima persona, del punto di vista soggettivo, del nucleo di autorappresentazione neurosimbolica contenuto nella circuiteria mesencefalica, e proiettato a livelli successivamente superiori dell’encefalo (coscienza autonoetica). Tuttavia, coscienza e autocoscienza sono due fenomeni distinti, anche se poggiano su una stessa rappresentazione, che è il Sé. Dato che si può essere consapevoli di qualcosa senza essere consapevoli di sé, l’autocoscienza rimane sullo sfondo durante il processo percettivo, ma può essere richiamata in qualsiasi momento (articolo).

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