5 – Stati, stazioni e virtù del cammino verso Dio e fisiologia mistica del corpo sottile

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Maometto sul Buraq (puledra magica) guidato dall’arcangelo Gabriele in Paradiso, tra le Huri dagli occhi neri, Miraj Nameh, Turchia Orientale, XV sec.

Al mistico il cuore spalanca

dell’Eden visione di luce

la mente di Dio non si stanca

e nuove ghirlande produce.

Il teocentrismo radicale del Corano favorisce la mistica, intesa come distacco dal mondo per avvicinarsi a Dio, unica e vera realtà. La Sura XCV recita:

In verità noi creammo l’uomo della migliore statura, indi lo riducemmo all’infimo tra gli inferiori.

Vi è qui tutto il tema gnostico del ta’wil, del ritorno, della scala dei livelli dell’essere e dell’ascesi spirituale. L’uomo reca in se stesso l’immagine della perfezione e i vincoli dello sprofondamento nella materia, e identificandosi con la scintilla divina imprigionata in essa, deve affrancarsene e risalire i livelli dell’essere per giungere infine alla contemplazione, all’assorbimento, all’inabissamento e all’annientamento nel divino. D’altra parte, il cammino di ricerca della perfezione dell’uomo contemplativo è, alla maniera gnostica, necessario alla Creazione stessa: questa non avrebbe ragione di esistere senza la sua presenza, perché scopo della Creazione è che il divino possa conoscere se stesso attraverso di essa, e questo processo si completa e si finalizza nel cuore del mistico. Nel Corano Allah parla di se stesso come l’Esteriore o il Manifesto (al-zahir), e l’Interiore o il Celato (al-batin). Tutte le cose sono riflessi e teofanie dei nomi e delle qualità di Dio, e traggono la loro esistenza da quell’Essere Unico il quale unicamente è. E l’uomo è la sola creatura in questo mondo collocata nel centro e nell’asse del mondo in modo da riflettere i nomi e le qualità divine in modo totale e consapevole. La ricerca mistica non è altro che la realizzazione delle potenzialità dell’umano, e il conseguimento dell’unificazione (tawhid) col divino, poiché l’uomo perfetto è lo specchio in cui sono riflessi tutti i nomi e le qualità divine, attraverso il quale Dio contempla se stesso e tutte le cose che ha portato all’esistenza. La via spirituale (tariqah) consiste nell’affrancare l’uomo dai ceppi della molteplicità e nel reintegrarlo nell’unità (tawhid). Il cosmo rivela continuamente all’uomo i segni della verità e realtà spirituale (haqiqat), ma per raggiungere questa consapevolezza l’uomo ha bisogno della grazia (barakah), che fluisce dalla rivelazione per effetto della misericordia divina (al-rahmah). In tal modo l’uomo diviene consapevole di ciò che è sempre stato fin dall’eternità (azal), pur senza saperlo, può liberarsi dalla propria forma come un serpente dalla sua pelle, realizzando un profondo mutamento della sostanza dell’anima, per l’effetto miracoloso della divina presenza (hudur).

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L’ascensione del Profeta sulla mitica puledra Buraq (particolare), attribuito a Soltan Mohammad, 1539-43

Il Sufismo (da suf, lana, riferito alla tonaca) è la corrente mistico-ascetica dell’Islam, nato da esperienze di asceti già nel primo secolo dell’era islamica, sviluppatosi fino a raggiungere la sua massima espressione intorno al X sec. d.C., arrestatosi con la condanna a morte di al-Hallag, che predicava l’unione diretta con Dio e il superamento delle comuni pratiche della religione, e ripresosi grazie alla mediazione di al-Ghazzali, per conoscere una nuova fioritura nel monismo filosofico e poetico e sfociare infine nel diffuso fenomeno delle tariqah o confraternite, presenti un po’ dovunque nel mondo musulmano. Il sufismo ha dato all’Islam una serie di grandi mistici, alcuni dei quali filosofi, come Ibn ‘Arabi, altri letterati, come Gialal ad-Din Rumi. Ritroviamo in quest’ultimo il tema della scala:

Da quando ti venisti in questo mondo d’esseri

davanti ti fu messa, a salvarti, una scala (1980, p.55).

Il mitologema della scala dei livelli dell’essere nell’Islamismo ha una prima codificazione nel Corano, dove la realtà celeste e quella sotterranea-infernale ammettono un’organizzazione gerarchica simmetrica basata sul numero sette. A questo autorevole presupposto si sommano influenze iraniche ed enochiche, facendo fiorire una vasta letteratura esoterica sui tema del viaggio notturno (isra’) e dell’ascensione al cielo mi’raj) del Profeta. Una prima produzione, ingenua, di carattere devozionale ed edificante, annovera principalmente il Libro della Scala (edizione a cura di Saccone, 1991), attribuito pseudoepigraficamente a Maometto, in realtà di un anonimo del XII sec. In esso si descrive come il Profeta, durante il sonno, sperimenta un rapimento estatico: l’angelo Gabriele lo porta su una cavalcatura fantastica in alto su una scala (vedi il riferimento alla scala di Giacobbe) fino a oltrepassare l’Ottavo Cielo, per ricevere infine il Corano dalla mano di Dio; il viaggio prosegue simmetricamente in basso a visitare le sette terre infernali. Le evidenti analogie con la Divina Commedia hanno indotto a ipotizzare, grazie soprattutto alle ricerche di Asin Palacios (1919), che l’escatologia musulmana ivi contenuta sia stata la fonte di ispirazione di Dante. In comune con l’aldilà dantesco vi è l’architettura dell’oltretomba, la decorazione topografica, la natura immateriale del paradiso, le luci, i cori e le celesti armonie, e infine gli aspetti psicologici originali attinenti alla fenomenologia dell’estasi e al ruolo della guida. In realtà, più che una ripresa di un modello preesistente da parte di Dante, è più giusto parlare di una sensibilità affine, di temi condivisi tra l’area romanza e l’area arabo-persiana, sia per le fonti culturali –

la Bibbia, ma anche l’eredità greco-ellenistica – sia per gli interessi pregnanti – il viaggio mistico, l’amore per una figura angelicata e la compagnia dell’amico-guida, entrambi figure luminose del Soprannaturale.

La letteratura esoterica ha uno sviluppo più complesso con la mistica sufi, a partire da Ibn Arabi e dal suo celebre racconto visionario. Qui si assiste a un’inversione dimensionale: lo sviluppo non è più verticale, ma orizzontale, da un Occidente dominato da forme bestiali, cataclismi e popoli bellicosi, a un Oriente le cui dieci terre tipizzano non solo le gerarchie angeliche del cosmo avicenniano d’ispirazione neoplatonica, ma anche i gradi di purificazione dell’anima. Avicenna è anche all’origine di uno sviluppo collaterale del medesimo tema, destinato a una notevole fortuna letteraria: il viaggio degli uccelli, simbolo dell’anima umana e della sua natura molteplice, che, nella nuova estensione orizzontale dello spazio mistico, sostituiscono i sette cieli.

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La rivelazione dell’Arcangelo Gabriele al Profeta Maometto, miniatura dell’ottava sura del Corano, Siyar-i-Nabi, 1594-5, Parigi, Louvre