mastur

Salvador Dalí, Il grande masturbatore, 1929, Museo nacional centro de arte reina Sofia, Madrid

Le ipotesi quantistiche sulla coscienza sono una grossa invasione del mondo dei quanti nel mondo macroscopico, che si rende euristicamente necessaria per superare il gap informazionale del fenomeno coscienza. Uno stato medio della coscienza è ancora troppo complesso per avere alla base una struttura in proporzione piccola come la sottostante elaborazione neuronale. Le teorie localizzazionistiche della coscienza si scontrano con il problema del gap tra stati informazionali possibili, ma limitati, ed estensione del fenomeno coscienza, in quanto rappresentazione della possibilità. La totalità dei comportamenti umani che costituisce lo spazio della coscienza non può darsi dunque come dispiegamento simultaneo di una quantità di modi particolari, né come sequenze in rapida successione, perché le massime frequenze in gioco nei processi nervosi non superano alcune centinaia di cicli al secondo.  L’idea di uno stato di coscienza come unità diffusa non trova sufficiente spiegazione nella fisica classica, ma al livello della fisica subatomica, dove la posizione delle particelle risponde a una distribuzione probabilistica e la funzione d’onda fornisce l’ampiezza della possibilità di osservare una particella. Essa determina probabilisticamente i risultati delle misure delle grandezze fisiche osservabili degli oggetti atomici. Vi è dunque l’ipotesi che la coscienza possa essere un effetto di macroquanto (effetto quantistico su scala macroscopica) dato dalle oscillazioni probabilistiche degli elettroni di una vasta area cerebrale, che formano un sistema coerente e unitario. Secondo la teoria di Cairns-Smith il sistema complesso che funziona come distribuzione coerente di probabilità di eventi elettromagnetici è dato dalle cellule gliali, e la coscienza, seppur possa considerarsi un prodotto del cervello e strettamente legata spazialmente ad esso, non è tuttavia localizzata all’interno del cervello. Ciò che genera la coscienza non è infatti un centro o un’area del cervello, ma un qualche “grande posto” nel cervello, quello che alcuni definiscono “un effetto vasto”, o macroscopico, derivato da piccoli (microscopici) processi cerebrali (articolo).

PDF Printer    Send article as PDF   

cervellofludd

Il modello del cervello secondo Robert Fludd: dal mondo sensibile passa ai cinque sensi, da qui a una copia del mondo, poi viene trasceso dal giudizio e dalle facoltà teoretiche, per puntare verso l’intelletto, e da qui al centro della memoria e del movimento (Utriusque cosmiII, Oppenheim, 1619)

 

    Le teorie quantistiche della coscienza nascono dal problema del gap tra stati informazionali possibili, ma limitati, ed estensione del fenomeno coscienza, in quanto rappresentazione della possibilità. La coscienza sembra poggiare in un certo senso sulla rappresentazione del possibile. Essa si regge quindi sull’idea di possibilità e sul dubbio, se le azioni intraprese siano le più congrue alla situazione oppure no. La totalità dei comportamenti umani che costituisce lo spazio della coscienza non può darsi dunque come dispiegamento simultaneo di una quantità di modi particolari, né come sequenze n rapida successione, perché le massime frequenze in gioco nei processi nervosi non superano alcune centinaia di cicli al secondo. Ipotizzare un fenomeno coscienza localizzato nei neuroni delle sostanza grigia pone il problema insolubile della compatibilità di uno spazio limitato con una enorme estensione dei possibili eventi che lo costituiscono.  Le ipotesi che sta guadagnando terreno in tal senso sono le ipotesi quantistiche sulla coscienza.  Le teorie quantistiche ripropongono però un dualismo. La visione dualistica presuppone la differenziazione tra anima e corpo. I neuroscienziati propendono per una visione monistica, che si riassume nell’isomorfismo funzionale tra mente e cervello, e parlano di un’unica entità, il cervello mente, dove la mente è il prodotto funzionale dell’attività del cervello, un suo epifenomeno, allo stesso modo in cui un ormone è il prodotto funzionale di una ghiandola endocrina. In sostanza il concetto di anima, e ancor più di spirito, è stato espunto dalle neuroscienze, pur con qualche contraddizione, sulla quale ci riserviamo di tornare (articolo).

PDF Creator    Send article as PDF   
CATEGORIE
ARCHIVIO